Perché serve un altro spazio di racconto e dialogo sulla Sanità in Basilicata
La gestione della Cosa Pubblica e la garanzia che tutti i cittadini possano godere dei diritti costituzionali per tutelare la vita, la salute, l'istruzione e la pari dignità, passano attraverso l'organizzazione sociale e le strutture che lo Stato in primis e tutte le sue articolazioni territoriali sono chiamati a realizzare e rendere fruibile.
Il diritto alla salute e l'accesso alle cure garantito a tutti i cittadini senza alcuna limitazione o vincolo sociale, economico e culturale, hanno rappresentato per anni una delle peculiarità qualificanti dello Stato Italiano: molto più avanzato e "civile", sia consentito dirlo, anche di quelle c.d. democrazie compiute che ancora oggi chiedono la carta di credito oppure la carta assicurativa quale condizione di accesso alla sanità.
Negli ultimi anni, progressivamente peggiorando, le difficoltà dei conti dello Stato Italiano, la competenza dei dirigenti e burocrati dell'impiego pubblico ad ogni livello, il senso delle istituzioni della classe politica e, infine, la percezione del limite oltre il quale non dovrebbe essere consentito spingersi, quale che sia la responsabilità ed il livello ricoperto, hanno eroso l'alveo che garantiva il flusso delle prestazioni ai cittadini disperdendolo in piccoli rivoli insignificanti e difficili da intercettare, oltre che ne hanno limitato a monte la portata.
Succede così che per un esame oppure un intervento chirurgico urgenti occorrano mesi se non anni salvo che si disponga delle risorse economiche sufficienti a ricorrere alle strutture oppure ai professionisti di alto profilo e proporzionale parcella.
Tutto questo degrado è possibile solo perché noi cittadini lo consentiamo, accettandolo come ineluttabile. Fidando, qui nel Mezzogiorno, nella solidarietà familiare e/o amicale che ancora consente a chi ha necessità di ricorrere ai parenti ed agli amici per raccogliere i soldi necessari. Oppure, quando non ci sono alternative, nel fatalismo neghittoso, che determina alla rassegnazione al destino sfavorevole ed all'evento massimo, come dicono le assicurazioni quando voglio evitare termini troppo crudi.
Questo blog, quindi, si propone come punto di aggregazione e raccolta di esperienze, dati, fatti, circostanze, nomi e responsabilità, da parte di coloro che non si rassegnano, che non delegano ad altri l'espressione del proprio dissenso e della responsabilità di chiamare a rispondere di azioni ed omissioni che offendono la dignità umana e uccidono prima le persone e poi le istituzioni democratiche.

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